L’idea di costituire un gruppo che riunisse genitori e docenti insieme è partita dall’esigenza di creare una terra comune in cui si incrociassero vissuti, esperienze, idee consapevoli o non ancora consapevoli di chi occupa ruoli differenti, ma complementari, nel sistema scolastico. Questo gruppo, nasce già con una sua storia, nasce in parte come figlio del primo gruppo costituito esclusivamente dai genitori. Molti di questi genitori, hanno infatti seguito la seconda fase di formazione/informazione, spinti dal desiderio di andare avanti, di non rinunciare all’appuntamento settimanale, a quel “contenitore interno” che li ha aiutati a “pensare i loro pensieri”, restituendo un senso di continuità nel tempo.Uno spazio per il pensiero, si è costruito anche in questo gruppo, anche se esso è stato circoscritto ad un numero inferiore di incontri (sono stati infatti 5, anziché 7). Il gruppo ha conosciuto un’evoluzione più difficoltosa, poiché sono state notate ed hanno pesato fino all’ultimo incontro, le assenze sia da parte dei docenti convocati, sia da parte dei genitori interessati, cioè i genitori che hanno figli con problematiche di apprendimento o del comportamento. Il tema dell’assenza è stato l’inizio e l’epilogo del percorso. Si è iniziati a pensare ai perché delle assenze, non comprendendo la assenza solo come problema di organizzazione, ma come “demotivazione” e disinteresse, e si è concluso il percorso, pensando al modo in cui coinvolgere gli altri (genitori e docenti) in un possibile nuovo itinerario. Ognuno del gruppo ha infatti espresso l’utilità dell’esperienza e la necessità di condivisione, attraverso per esempio la stesura di una relazione scritta insieme che vada a riassumere l’esperienza e possa esportarla all’esterno.Malgrado le difficoltà di numero e di organizzazione, è stato possibile abbozzare un senso di appartenenza, e creare soprattutto un’atmosfera di fiducia tale per cui anche qui, insieme all’esplorazione delle tematiche prefissate, si è potuto andare oltre, esplorando i vissuti connessi alla genitorialità nei casi particolari dell’handicap. Il piccolo gruppo può avere un effetto terapeutico, ovvero di cambiamento, anche quando non nasce con tale funzione, ovvero anche quando si tratta di un gruppo di formazione come quello che è stato fatto. Il gruppo ha lavorato insieme nell’elaborazione di possibili progetti di intervento sulle disabilità, a partire da una conoscenza più approfondita del problema specifico. Docenti e genitori si sono confrontati cercando strategie, e metodologie per utilizzare le risorse esistenti nel ragazzo portatore di difficoltà o deficit, e nel gruppo classe, attraverso un progetto di intervento comune scuola/famiglia. Al loro lavoro si è accompagnata una consapevolezza “disillusa” della realtà, e delle difficoltà di integrazione scuola/famiglia secondo un modello ideale di rete. Il gruppo quindi ha conosciuto il confronto anche divergente, tra punti di vista del genitore e punti di vista dell’insegnante. Divergenze che hanno trovato humus fertile nel sentirsi rappresentanti nel contempo di due gruppi diversi, spesso in antitesi, il gruppo “genitori” e il gruppo “docenti”. La complementarietà tra i due, anche se teorizzata, nella pratica è molto difficile da attuare e da consolidare. Trincerati nelle proprie posizioni, si ragiona infatti spesso assecondando pregiudizi e sentimenti che riguardano l’etichetta, al di là della persona che vi è dietro. La consapevolezza di avere tali pregiudizi, di non esserne esenti, malgrado le buone intenzioni, è diventata nel gruppo un passo decisivo, che ha condotto ad una riflessione “consapevole” passando dal ruolo alla persona. Una comune riflessione è stata portata avanti anche nel discorso sui disturbi evolutivi, in particolare sull’autismo, dove si è passati dalla definizione teorica della disabilità e delle aree problematiche, alla ricerca di conoscenza delle diverse persone, con un nome ed un’identità peculiare, al di là della mera etichetta.Il gruppo ha sperimentato un’immersione nel mondo soggettivo di chi vive direttamente gli effetti di tale patologia, e di chi ne è portatore. Ognuno a suo modo, si è relazionato a chi porta il “marchio” dell’handicap, ognuno sente e vive sentimenti disparati che oscillano dall’impotenza, allo smarrimento, alla rabbia, alla voglia di fare, di aiutare. Si crea un processo di “immedesimazione”, per cui il problema specifico di pochi diventa oggetto dell’interesse di molti, sentendo che a qualche livello appartiene a tutti. Ricordi di esperienze vissute in pieno contatto con quest’universo, leggibile e prevedibile nella sua manifestazione da chi ne ha esperienza costante, proprio come “un libro aperto”, o lambito semplicemente da una capacità, tutta umana, di immedesimazione e vicinanza emotiva. L’autismo è stato riconosciuto non solo come problema, ma come universo speciale senza sovrastrutture mentali comuni alla normalità, come “espressione istintiva di emozioni” senza la mediazione della parola e del meta-pensiero, come generatore di sorrisi, lacrime, e quindi di emozioni in chi ne è in relazione.
domenica 15 aprile 2007
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