L’articolo che qui espongo è il primo della lista presente nel blog, costituisce una premessa a ciò che più avanti sarà trattato.
Tutti i termini che iniziano con PSI (es. psicoterapeuta, psicoanalista,…. psichedelico!), hanno solitamente un alone molto misterioso, o meglio sono oggetto di fantasie, idee personali e culturali spesso poco corrispondenti alla realtà dei fatti. Ognuno di voi avrà avuto esperienza diretta o indiretta con chi fa il mestiere dello psicologo. Di recente c’è stato un gran parlare di psicologia, a proposito per esempio di avvenimenti di cronaca relativi al fenomeno del“bullismo”. Si è discusso a lungo sui giornali ed in T.V. della possibilità che ci siano più psicologi a lavorare nelle scuole per prevenire ed ovviare la formazione di circoli viziosi della relazione, che vedono la prevaricazione di alcuni, i “bulli”, ai danni di altri, le “vittime”. Vi sarà capitato di vedere in T.V psicologi invitati in talk show, ad esprimere la loro opinione, psicologi che appaiono talvolta come dei veri e propri show- man, e che riescono poco a chiarire il loro ruolo professionale di fronte al grande pubblico.
La conoscenza dello psicologo per alcuni di voi può essere stata meno mediata da mass-media, e più diretta: vi sarà capitato di sentire che qualcuno, un vicino di casa o un familiare, è andato da uno psicologo perché aveva un problema.
Dagli interventi che opero nelle classi, e dai ragazzi che vedo, spesso ciò che sento dire sul mio lavoro è questo: “Tu curi i pazzi! Curi chi non sta bene!”. Si ha spesso l’idea tra i ragazzi, ma anche tra gli adulti, che lo psicologo sia il medico dei pazzi. Mi viene in mente a questo proposito il famoso film di Totò “Il medico dei pazzi”, l’avete visto? In questo film, Totò scambia una pensione per un manicomio e da lì ha inizio una miriade di equivoci. Nella vita comune, come nelle commedie, quando non ci è chiaro il contesto in cui siamo, dove ci troviamo, che ruolo hanno per esempio le persone che incontriamo a scuola, il linguaggio e i termini specifici da queste usati, possono nascere moltissimi equivoci. Sveliamo quindi, dopo tanta suspense, l’equivoco che riguarda il mio lavoro. Lo psicologo innanzitutto non è un medico. E’ un dottore, specialista, che ha come scopo il benessere della persona. Il ben-essere è una condizione non solo fisica, ma anche e soprattutto soggettiva, cioè dipende da come ognuno di noi si sente, da come ognuno di noi pensa di stare. Quindi lo psicologo cura la soggettività, i pensieri, le emozioni, gli stati d’animo che creano il ben-essere nelle relazioni con gli altri, intendendo come altri i compagni, i genitori, i fratelli, i professori. Il Codice Deontologico degli Psicologi italiani che regola la professione dello psicologo, prevede come condizione necessaria per il suo espletamento, il segreto professionale (Art. 11), ovvero il dovere dello specialista di tutelare i dati relativi alla persona che a lui si rivolge, senza far trapelare nulla all’esterno.
Lo psicologo può lavorare anche nelle Istituzioni, come ad esempio la Scuola, dove il suo obiettivo primario diventa quello di mirare non solo al ben-essere della singola persona, ma al ben-essere di tutta la rete di relazioni, esistente tra i vari protagonisti della scuola (ragazzi, famiglie, professori, personale Ata, dirigente scolastico).
Un’ultima precisazione, etimologica, va fatta riguardo al termine “psiche”. Deriva dal greco psychè ovvero“anima”, e dal verbo psychein, ovvero “soffiare”. La psiche è ciò che ci connota come essere unici e particolari, è ciò che ci consente di apprendere le cose in modo unico e peculiare, è ciò che ci fa stare nella relazione con gli altri in modo unico ed irripetibile. E’il filtro che esiste tra noi ed il mondo, è il mondo che è diventato interno, nostro. Potrei continuare a parlare ancora, ma preferisco fermarmi per lasciare spazio a voi, ai vostri commenti agli articoli del blog, alle vostre domande, curiosità, o riflessioni.
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